domenica, 04 febbraio 2007






46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione
75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai più

23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci città, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.


31 ottobre.
 I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che,

per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre.  Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerà fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerà gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.

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mercoledì, 24 gennaio 2007
noi marciamo  e pensima  a un futuro  migliore non crediamo a voi  finti padroni di questo mondo  le nostre  bataglie  le  chiamiamo  onore ,principi,ideali  noi non di mentichiamo mai  nessuno  noi ci ricordiamo dei  nostri eroi persi  in guerra  come  lui  rudolf hess

no é  solo quelli  di uno stato  che si ricordano dei propri caduti  veniamo da tutto il mondo a onorare  chi per noi ha lasciato dei segni  i nostri eroi  sono  qui per  le strade  ci potete piegare  ma noi saremmo  sempre pronti ad alzarci per i nostri ideale  anche se ci bloccherete di fare i cortei noi  ci riproveremmo  saremmo pochi ma  valiamo  piú  di quanto il mondo possa pensare
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