lunedì, 05 febbraio 2007
IO CREDO

Non so il tuo nome, né dove, né quando sei nato,
non so che studi hai fatto,
non sono un benpensante,
non so che religione professavi,
non sono un prete,
non so di che colore era la tua camicia o il tuo fazzoletto,
non sono un politicante!
So di te unicamente che sei morto,
so di te unicamente che hai lottato.
Eppure io ti conosco meglio di chiunque altro,
ora che due metri di terra hanno ricoperto le tue ossa,
ora che l’ipocrisia inutile dei discorsi si è spenta,
ora che sei un ricordo, ora ti voglio parlare.
Perché sei morto? Non importa, ci credevi!
È stato inutile? Non importa , ci credevi!

La tua splendente giovinezza
Non accarezza più la tiepida e profumata aria di primavera,
il sangue caldo è fuggito da te in stille di rubino lucente
per conquistare un sogno.
Ci credevi! E non ci sei più.
Sono tutti fuggiti, gli altri,
ma nei tuoi occhi tristi
era scritto un credo che parlava più forte,
nel silenzio;
le tue mani pulite
si sono alzate al cielo in un inno alla giustizia,
ma erano solamente le tue mani
guidate da un cuore divino
che hanno lottato per la libertà.
Troppo poco forse,
gli uomini non ti hanno voluto:
tu credevi!
Il mondo non vuole rischiare con quelli come te,
che sognano la giustizia, la libertà, l’onore,
non servono queste cose a chi vive.
Tu sei morto. Non importa perché!
Tu credevi, e non importa che cosa!
Tu sognavi il mio sogno, e sei morto!

Ti hanno definito in mille modi:
i tuoi genitori ti hanno chiamato sensibile,
gli amici hanno detto che eri strano,
la scuola irrequieto,
la stampa teppista,
la polizia delinquente,
il medico ora ti ha definito morto!
Così,
sotto questo cumulo di giudizi
ti hanno sepolto,
ma cosa potevano dire,
ma cosa potevano fare;
tu, uomo qualunque,
nel tepore accogliente della tua casa
che pensi,
che sogni,
in che credi,
a niente?
No, anche tu credi,
sogni qualcosa
ma non è il mio sogno,
tu credi nel denaro,
nel benessere,
nel quieto vivere,
io no,
io credo, e non importa che cosa.

Io combatto anche per te , uomo qualunque,
ma tu non mi ascolti;
io muoio anche per te, uomo qualunque,
e tu mi disprezzi.
Perché? Non importa!
I miei occhi malinconici,
la mia splendente giovinezza,
il mio caldo sangue color rubino io te li
dono, uomo qualunque.
Io non ho le tue ricchezze,
non voglio per me il tepore accogliente della
tua casa,
tutto ti lascio,
anche la mia vita,
io credo,
non importa che cosa!



ora una canzone  perchi ha voglia di riflettere ;


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domenica, 04 febbraio 2007






46.000 ungheresi rimasero uccisi negli scontri, 228 furono condannati al plotone d'esecuzione
75.000 vennero deportati in Russia, 8.000 dei quali non tornarono mai più

23 ottobre 1956. A Budapest migliaia di manifestanti scendono in strada in segno di solidarietà con l’immensa protesta di operai e studenti Polacchi repressa col sangue un mese prima. Viene abbattuta la statua gigante di Stalin nel parco municipale.

Il numero uno del Partito Comunista, parla alla radio: insulta gli studenti e gli operai e respinge le loro richieste. Poi ordina alla polizia politica di sparare sulla folla ammassata davanti al palazzo della radio: muoiono in 12. I manifestanti si impadroniscono delle armi di decine di poliziotti che non oppongono resistenza. Nella notte i blindati della 92ma divisione dell'Armata Rossa entrano a Budapest. Il 25 ottobre, inizia la rivolta in altre dieci città, cinque radio clandestine trasmettono nel paese, vengono distribuiti giornali clandestini e sono costituiti alcuni consigli di fabbrica.


31 ottobre.
 I blindati si ritirano dalla capitale. Mosca invia finti negoziatori che,

per guadagnare tempo, assicurano che l'Armata Rossa sta lasciando il paese. Invece dopo quattro giorni i carri armati sovietici entrano a Budapest, la gente si difende con armi leggere e bottiglie molotov. I combattimenti continuano fino al 9 dicembre.  Il 12 dicembre, quando viene istituita la legge marziale, i lavoratori proclamano uno sciopero generale, che durerà fino al 13 gennaio, quando viene decisa la pena di morte contro tutti gli scioperanti.

Il 20 marzo, il primo ministro si reca a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmerà gli accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. vi resteranno ancora trentadue anni.

http://sabrewolf85.bravehost.com/budapest.jpg


 

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venerdì, 26 gennaio 2007
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categoria:riflessioni, mussolini, fascismo, forza nuova